This study investigates the role of visual languages in the valorisation of design heritage, positing that every act of representation constitutes a selective and interpretive practice that orients the viewer’s gaze. Through the case study of the Gillow & Co. collection – a British furniture and interior manufacturer active between the 18th and 19th centuries, of which the Victoria and Albert Museum in London holds a significant corpus of archival drawings – the work offers an analytical comparison of three representation systems applied to the same historical interior, showing how each constructs a different vision of the same space: the historical unfolded surface drawing, the digital three-dimensional model, and the virtual reality environment. Each system produces a specific visibility with its own rhetorical strategies, omissions, and forms of experience. Demonstrating how the same space changes across representational languages means proving that the visibility of heritage is not a property of objects but a construction: the result of design, technical, and cultural choices that define what is seen, how it is seen, and the intensity with which it is experienced. In doing so, the paper also addresses a broader structural issue in design and representation practices, foregrounding the epistemic responsibility involved in shaping the visibility of cultural heritage.
Il contributo indaga il ruolo dei linguaggi visuali nei processi di valorizzazione del patrimonio del design, assumendo che ogni atto di rappresentazione costituisca una pratica selettiva e interpretativa in grado di orientare lo sguardo del fruitore. Attraverso il caso di studio della collezione Gillow & Co. – manifattura britannica di arredi e interni del XVIII e XIX secolo, di cui il Victoria and Albert Museum di Londra conserva un significativo corpus di disegni d’archivio – il lavoro propone un confronto analitico tra tre sistemi di rappresentazione applicati al medesimo interno, mostrando come ciascuno costruisca una visione diversa dello stesso spazio: il disegno storico a superficie sviluppata, il modello tridimensionale digitale e l’ambiente di realtà virtuale. Ciascuno di questi sistemi produce una visibilità specifica, con proprie retoriche, proprie omissioni e proprie forme di esperienza. Mostrare come lo stesso spazio cambi al variare del linguaggio rappresentativo significa dimostrare che la visibilità del patrimonio non è una proprietà degli oggetti ma una costruzione: esito di scelte progettuali, tecniche e culturali che definiscono cosa si vede, come lo si vede e con quale intensità lo si esperisce. In questo senso, il contributo affronta anche una questione strutturale nelle pratiche del disegno e della rappresentazione, mettendo in evidenza la responsabilità scientifica implicata nella costruzione della visibilità del patrimonio.
Progettare il visibile. Processi di valorizzazione nel patrimonio culturale del design
Stefano Chiarenza
2026-01-01
Abstract
Il contributo indaga il ruolo dei linguaggi visuali nei processi di valorizzazione del patrimonio del design, assumendo che ogni atto di rappresentazione costituisca una pratica selettiva e interpretativa in grado di orientare lo sguardo del fruitore. Attraverso il caso di studio della collezione Gillow & Co. – manifattura britannica di arredi e interni del XVIII e XIX secolo, di cui il Victoria and Albert Museum di Londra conserva un significativo corpus di disegni d’archivio – il lavoro propone un confronto analitico tra tre sistemi di rappresentazione applicati al medesimo interno, mostrando come ciascuno costruisca una visione diversa dello stesso spazio: il disegno storico a superficie sviluppata, il modello tridimensionale digitale e l’ambiente di realtà virtuale. Ciascuno di questi sistemi produce una visibilità specifica, con proprie retoriche, proprie omissioni e proprie forme di esperienza. Mostrare come lo stesso spazio cambi al variare del linguaggio rappresentativo significa dimostrare che la visibilità del patrimonio non è una proprietà degli oggetti ma una costruzione: esito di scelte progettuali, tecniche e culturali che definiscono cosa si vede, come lo si vede e con quale intensità lo si esperisce. In questo senso, il contributo affronta anche una questione strutturale nelle pratiche del disegno e della rappresentazione, mettendo in evidenza la responsabilità scientifica implicata nella costruzione della visibilità del patrimonio.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


