«Negligent speech doth not only discredit the person of the Speaker, but it discrediteth the opinion of his reason and judgment; it discrediteth the force and uniformity of the matter, and substance »1. The visual representation is one of the more direct and effective ways to communicate. Crossing the boundaries between image and language, Johnson’s aphorism manifests a clear ambivalence: a negligent representation undermines not only the reasons of those who produce it, but the substance itself of his communication. Working on image it means to operate design choices, knowing how to interpret, encode and translate the thinking into a visual form. In communication design, as in art, the image then takes on a central role. Its structure is based on complex and elaborate mechanisms often in dyadic and symbiotic relationship with the verbal language. Precisely the nature of this structure has been and continues to be studied in order to identify and describe the mechanisms that regulate its effectiveness. However, the theoretical framework in which often the visual image is brought back is to the psychology of perception. This paper intends instead to focus on mathematical constructs that govern the definition of an image, with particular emphasis on graphic design. In this context the visualization appears the foundational tool to bridge the limitations of the logos, and the contribution of a mathematical order underlying the figuration defines non-arbitrary ways of a successful transmission of the information. Through the analytical study of mathematical artifacts it is proposed a new interpretation of a vast repertoire of illustrations in which, sometimes unexpectedly, the science of numbers or geometry make the graphic message successful. The study carried out does not run through an unexplored territory, but it is part of a research frontier prolific of significant outcomes

«Negligent speech doth not only discredit the person of the Speaker, but it discrediteth the opinion of his reason and judgment; it discrediteth the force and uniformity of the matter, and substance». La rappresentazione costituisce uno dei modi di comunicare più diretti ed efficaci. Valicando i confini tra disegno e linguaggio l’aforisma di Jonson manifesta una chiara ambivalenza: una rappresentazione negligente vanifica non solo le ragioni di chi la produce, ma la sostanza stes- sa della sua comunicazione. Lavorare sull’immagine vuol dire operare delle scelte progettuali, saper interpretare, codificare e tradurre il pensiero in forma visiva. Nel design della comunica- zione, come nell’arte, l’immagine assume allora un ruolo centrale. La sua strutturazione poggia su meccanismi complessi e articolati spesso in relazione diadica e simbiotica col linguaggio verbale. Proprio la natura di tale struttura è stata e continua ad essere oggetto di studio al fine di identificare e descrivere i meccanismi che regolano la sua efficacia. Tuttavia la cornice scientifica in cui spesso viene ricondotta è quella della psicologia della percezione. Il presente contributo intende focalizzare invece l’attenzione sui costrutti matematici che regolano la definizione di una immagine, soffermandosi in particolare sul graphic design. In tale ambito infatti la visualizzazione appare lo strumento fondativo per colmare le limitazioni del logos, e l’apporto di un ordine matematico sotteso alla figurazione definisce in modi non arbitrari le possibilità di una corretta trasmissione delle informazioni. Attraverso lo studio analitico di artefatti matematici si propone una lettura inedita di un vasto repertorio di illustrazioni in cui, a volte inaspettatamen- te, la scienza dei numeri o la geometria rendono felice il messaggio grafico. Lo studio condotto non percorre un territorio inesplorato, ma si inserisce in una frontiera di ricerca ad oggi ancora feconda di significativi frutti.

Costrutti matematici nella definizione dell’immagine per la comunicazione grafica

Stefano Chiarenza
2017

Abstract

«Negligent speech doth not only discredit the person of the Speaker, but it discrediteth the opinion of his reason and judgment; it discrediteth the force and uniformity of the matter, and substance». La rappresentazione costituisce uno dei modi di comunicare più diretti ed efficaci. Valicando i confini tra disegno e linguaggio l’aforisma di Jonson manifesta una chiara ambivalenza: una rappresentazione negligente vanifica non solo le ragioni di chi la produce, ma la sostanza stes- sa della sua comunicazione. Lavorare sull’immagine vuol dire operare delle scelte progettuali, saper interpretare, codificare e tradurre il pensiero in forma visiva. Nel design della comunica- zione, come nell’arte, l’immagine assume allora un ruolo centrale. La sua strutturazione poggia su meccanismi complessi e articolati spesso in relazione diadica e simbiotica col linguaggio verbale. Proprio la natura di tale struttura è stata e continua ad essere oggetto di studio al fine di identificare e descrivere i meccanismi che regolano la sua efficacia. Tuttavia la cornice scientifica in cui spesso viene ricondotta è quella della psicologia della percezione. Il presente contributo intende focalizzare invece l’attenzione sui costrutti matematici che regolano la definizione di una immagine, soffermandosi in particolare sul graphic design. In tale ambito infatti la visualizzazione appare lo strumento fondativo per colmare le limitazioni del logos, e l’apporto di un ordine matematico sotteso alla figurazione definisce in modi non arbitrari le possibilità di una corretta trasmissione delle informazioni. Attraverso lo studio analitico di artefatti matematici si propone una lettura inedita di un vasto repertorio di illustrazioni in cui, a volte inaspettatamen- te, la scienza dei numeri o la geometria rendono felice il messaggio grafico. Lo studio condotto non percorre un territorio inesplorato, ma si inserisce in una frontiera di ricerca ad oggi ancora feconda di significativi frutti.
«Negligent speech doth not only discredit the person of the Speaker, but it discrediteth the opinion of his reason and judgment; it discrediteth the force and uniformity of the matter, and substance »1. The visual representation is one of the more direct and effective ways to communicate. Crossing the boundaries between image and language, Johnson’s aphorism manifests a clear ambivalence: a negligent representation undermines not only the reasons of those who produce it, but the substance itself of his communication. Working on image it means to operate design choices, knowing how to interpret, encode and translate the thinking into a visual form. In communication design, as in art, the image then takes on a central role. Its structure is based on complex and elaborate mechanisms often in dyadic and symbiotic relationship with the verbal language. Precisely the nature of this structure has been and continues to be studied in order to identify and describe the mechanisms that regulate its effectiveness. However, the theoretical framework in which often the visual image is brought back is to the psychology of perception. This paper intends instead to focus on mathematical constructs that govern the definition of an image, with particular emphasis on graphic design. In this context the visualization appears the foundational tool to bridge the limitations of the logos, and the contribution of a mathematical order underlying the figuration defines non-arbitrary ways of a successful transmission of the information. Through the analytical study of mathematical artifacts it is proposed a new interpretation of a vast repertoire of illustrations in which, sometimes unexpectedly, the science of numbers or geometry make the graphic message successful. The study carried out does not run through an unexplored territory, but it is part of a research frontier prolific of significant outcomes
geometric transformations, graphic design, visual message
graphic design, messaggio visivo, trasformazioni geometriche
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12078/3623
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