Illusory architecture of the late Renaissance and Baroque periods belongs to the application fields of the rules of central perspective. In this context, furor mathematicus - man’s relentless search for a rational root capable of explaining the functioning of the cosmos - manifests in the designer’s ability to manipulate architecture. This tension is expressed through the alteration of the tri-orthogonal matrix via projective deformations along the depth axis, intended to deceive the eye and generate a plasticity that triggers meraviglia. Borromini, possessing a profound command of geometry, applies it to architecture by breaking mathematical rigour and pursuing an emotional and participatory visual effect, operating between the esprit de géométrie and the esprit de finesse. Within this framework, solid perspective architecture becomes a manifestation of the Architect’s dual nature, applying exceptions to rigid projective rules through the Michelangelesque giudizio dell’occhio (judgement of the eye). This dualism is evident in the windows of the upper order of Palazzo Barberini, where the repetition of the element and its position relative to the spectator suggest that such solutions do not aim for pure perspectival deception. Despite these factors, their effectiveness in plastically dynamising the façade remains; it serves as a tool to provoke a disorienting wonder which, much like in Atlas’s Castle, becomes both inquiry and research.

Poco prima della metà dello scorso secolo, il poeta-ingegnere Leonardo Sinisgalli conia l’ossimoro filosofico furor mathematicus, racchiudendo in esso l’incalzante ricerca, da parte dell’uomo, di una radice razionale in grado di spiegare il funzionamento del cosmo. Ogni conoscenza ad essa legata non rimane confinata nell’astrazione, ma risponde anche a una ragione operativa di creazione e di manipolazione della realtà [Antonello 2005]. In questo scenario si configura perfettamente la codifica della prospettiva, in quanto definisce le regole alla base del meccanismo della visione umana, pur semplificandole attraverso la sintesi geometrica. Di tale sintesi si trova piena manifestazione in campo architettonico, particolarmente nel quadraturismo e nella prospettiva solida, con applicazione che spaziano dalla scenografia teatrale a elementi dell’architettura, quali portali, finestre e nicchie. Queste tecniche, che affondano le proprie radici nel Rinascimento, trovano un terreno d’elezione durante il Barocco. È in questo periodo che si abbandona la rigida adesione agli schemi classici per dare spazio all’inatteso e all’artificio, generatori di stupore in colui che osserva. Wolfgang Jung riprenderà il concetto di furor rinascimentale accostandolo all’operare instancabile e tormentato di Francesco Borromini, facendo specifico riferimento ad alcune soluzioni prospettiche adottate nel cantiere di Palazzo Barberini.

Dare forma all’illusione: le finestre prospettiche di Palazzo Barberini | Shaping the illusion: the perspective windows of Palazzo Barberini

Flavia Camagni
2026-01-01

Abstract

Illusory architecture of the late Renaissance and Baroque periods belongs to the application fields of the rules of central perspective. In this context, furor mathematicus - man’s relentless search for a rational root capable of explaining the functioning of the cosmos - manifests in the designer’s ability to manipulate architecture. This tension is expressed through the alteration of the tri-orthogonal matrix via projective deformations along the depth axis, intended to deceive the eye and generate a plasticity that triggers meraviglia. Borromini, possessing a profound command of geometry, applies it to architecture by breaking mathematical rigour and pursuing an emotional and participatory visual effect, operating between the esprit de géométrie and the esprit de finesse. Within this framework, solid perspective architecture becomes a manifestation of the Architect’s dual nature, applying exceptions to rigid projective rules through the Michelangelesque giudizio dell’occhio (judgement of the eye). This dualism is evident in the windows of the upper order of Palazzo Barberini, where the repetition of the element and its position relative to the spectator suggest that such solutions do not aim for pure perspectival deception. Despite these factors, their effectiveness in plastically dynamising the façade remains; it serves as a tool to provoke a disorienting wonder which, much like in Atlas’s Castle, becomes both inquiry and research.
2026
9791282811040
Poco prima della metà dello scorso secolo, il poeta-ingegnere Leonardo Sinisgalli conia l’ossimoro filosofico furor mathematicus, racchiudendo in esso l’incalzante ricerca, da parte dell’uomo, di una radice razionale in grado di spiegare il funzionamento del cosmo. Ogni conoscenza ad essa legata non rimane confinata nell’astrazione, ma risponde anche a una ragione operativa di creazione e di manipolazione della realtà [Antonello 2005]. In questo scenario si configura perfettamente la codifica della prospettiva, in quanto definisce le regole alla base del meccanismo della visione umana, pur semplificandole attraverso la sintesi geometrica. Di tale sintesi si trova piena manifestazione in campo architettonico, particolarmente nel quadraturismo e nella prospettiva solida, con applicazione che spaziano dalla scenografia teatrale a elementi dell’architettura, quali portali, finestre e nicchie. Queste tecniche, che affondano le proprie radici nel Rinascimento, trovano un terreno d’elezione durante il Barocco. È in questo periodo che si abbandona la rigida adesione agli schemi classici per dare spazio all’inatteso e all’artificio, generatori di stupore in colui che osserva. Wolfgang Jung riprenderà il concetto di furor rinascimentale accostandolo all’operare instancabile e tormentato di Francesco Borromini, facendo specifico riferimento ad alcune soluzioni prospettiche adottate nel cantiere di Palazzo Barberini.
Prospettiva, prospettiva solida, illusione prospettica, Borromini, percezione, Perspective, solid perspective, accelerated perspective, perspective illusion, Borromini, perception
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12078/39546
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