La parabola che dal gioco conduce allo sport descrive la trasformazione di una pratica spontanea in una competizione organizzata attorno a un sistema di regole e valori condivisi; la necessità di preservarne l’osservanza e di garantire la genuinità del confronto agonistico ha progressivamente favorito la costruzione di un articolato sistema disciplinare, nel quale la prevenzione dell’illecito sportivo è stata tradizionalmente delegata alla forza deterrente della sanzione e a schemi di responsabilità caratterizzati da particolare rigore. Tuttavia, la funzione preventiva assolta da tali meccanismi ha dovuto misurarsi con alcuni principi che governano il sistema ordinamentale, facendo emergere le criticità connesse agli automatismi che tradizionalmente hanno caratterizzato i modelli di imputazione della responsabilità disciplinare del sodalizio sportivo. L’indagine si propone di verificare se la tutela dell’integrità del fenomeno sportivo debba necessariamente affidarsi a tali dinamiche o possa trovare forme di attuazione capaci di attribuire maggiore rilievo alle cautele adottate dal soggetto chiamato a rispondere dell’illecito. L’esperienza maturata nel calcio italiano mostra come il progressivo superamento degli automatismi propri della responsabilità oggettiva possa accompagnarsi alla valorizzazione della condotta preventiva del sodalizio e della sua capacità di organizzarsi per limitare il rischio dell’illecito, tanto nei ‘rapporti interni’ quanto nei ‘rapporti esterni’ con i propri tifosi. Su queste basi prende forma un diverso paradigma di ‘prevenzione organizzativa’, nel quale alla tradizionale deterrenza della sanzione si affiancano la predisposizione e l’attuazione di misure idonee a contenere il rischio dell’illecito. La possibile proiezione di questa prospettiva oltre l’esperienza calcistica conduce, infine, l’indagine nel contesto della disciplina antidoping, nel quale la peculiarità degli interessi tutelati impone una riflessione ancora più accorta.
La prevenzione dell’illecito disciplinare nello sport - Evoluzione dei modelli di responsabilità del sodalizio sportivo
L. Ripa
2026-01-01
Abstract
La parabola che dal gioco conduce allo sport descrive la trasformazione di una pratica spontanea in una competizione organizzata attorno a un sistema di regole e valori condivisi; la necessità di preservarne l’osservanza e di garantire la genuinità del confronto agonistico ha progressivamente favorito la costruzione di un articolato sistema disciplinare, nel quale la prevenzione dell’illecito sportivo è stata tradizionalmente delegata alla forza deterrente della sanzione e a schemi di responsabilità caratterizzati da particolare rigore. Tuttavia, la funzione preventiva assolta da tali meccanismi ha dovuto misurarsi con alcuni principi che governano il sistema ordinamentale, facendo emergere le criticità connesse agli automatismi che tradizionalmente hanno caratterizzato i modelli di imputazione della responsabilità disciplinare del sodalizio sportivo. L’indagine si propone di verificare se la tutela dell’integrità del fenomeno sportivo debba necessariamente affidarsi a tali dinamiche o possa trovare forme di attuazione capaci di attribuire maggiore rilievo alle cautele adottate dal soggetto chiamato a rispondere dell’illecito. L’esperienza maturata nel calcio italiano mostra come il progressivo superamento degli automatismi propri della responsabilità oggettiva possa accompagnarsi alla valorizzazione della condotta preventiva del sodalizio e della sua capacità di organizzarsi per limitare il rischio dell’illecito, tanto nei ‘rapporti interni’ quanto nei ‘rapporti esterni’ con i propri tifosi. Su queste basi prende forma un diverso paradigma di ‘prevenzione organizzativa’, nel quale alla tradizionale deterrenza della sanzione si affiancano la predisposizione e l’attuazione di misure idonee a contenere il rischio dell’illecito. La possibile proiezione di questa prospettiva oltre l’esperienza calcistica conduce, infine, l’indagine nel contesto della disciplina antidoping, nel quale la peculiarità degli interessi tutelati impone una riflessione ancora più accorta.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


